Dal Blog di Beppe Grillo

Liberiamo l'Università dai baroni

Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna, per la presentazione del Programma Università del MoVimento 5 Stelle. Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vacca, Francesco D’Uva, Luigi Gallo e Alessandro Di Battista.

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di Giuliano Gruner

Salve a tutti mi chiamo Giuliano Gruner sono avvocato cassazionista e ricercatore universitario confermato, quindi a tempo indeterminato, in servizio presso il dipartimento di diritto pubblico dell'università di Roma Tor Vergata. Nel 2013 ho conseguito l'abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di professore universitario di prima fascia di diritto amministrativo e vorrei raccontarvi questa storia.

Nel 2015 io ho proposto un ricorso in sede di giustizia amministrativa avverso la chiamata, come professore di seconda fascia, di un mio collega. Nulla di personale contro questo collega che stimo personalmente, ma ho contestato le modalità attraverso le quali è avvenuta questa chiamata, vale a dire senza una valutazione comparativa con me che pure avevo i titoli per partecipare. Non so come andrà a finire questo ricorso, siamo in attesa della sentenza: forse vincerò, forse prenderò. Questo ancora non lo so ma la storia è un'altra.

Poco dopo la presentazione del ricorso al TAR ho cominciato a subire quelle che io ho percepito come delle vere e proprie minacce affinché ritirassi questo ricorso.

In particolare ho avuto un colloquio con il rettore dell'ateneo, professor Giuseppe Novelli, e l’ho registrato a sua insaputa con il mio telefonino ma, non perché io sia uso a registrare conversazioni tra presenti, l’ho fatto perché avevo precedentemente subito diverse minacce.

Durante questo colloquio il rettore Novelli ha rivolto a me delle parole che ho ritenuto gravissime. In seguito ho continuato a subire altre minacce affinché ritirassi questo ricorso fino a che la situazione è divenuta intollerabile per me e quindi ho preso carta e penna e ho scritto una denuncia alla Procura della Repubblica per raccontare l'accaduto.

Ad oggi il rettore Giuseppe Novelli è indagato, anzi per l'esattezza è imputato per il reato di tentata concussione ai miei danni in relazione alle parole che mi ha rivolto e che io ho registrato. Ora, qui a me non interessa molto parlare delle vicende processuali perché, delle vicende processuali si parla soltanto nelle sedi appropriate vale a dire nei processi. A me interessa raccontare, e anzi sono il primo in quanto giurista a conoscere molto bene l'articolo 27 comma 2 della Costituzione per cui l'imputato non è considerato colpevole sino a sentenza di condanna definitiva.

Il punto è un altro a mio avviso. Ci sono dei fatti a prescindere dalla loro rilevanza penale che possono avere una loro rilevanza enorme sul piano politico amministrativo e sul piano dell'etica pubblica. Ritengo che le parole che il rettore mi ha rivolto e che sono state pubblicate da tutti i maggiori quotidiani nazionali e riprese da importanti trasmissioni televisive come Le Iene, quindi che tutti conoscono, siano parole gravi oltre il fatto che siano un reato o meno.

Già nel mese di marzo scorso scrissi una PEC alla ministra Valeria Fedeli allegando le registrazioni, gli articoli di giornale e anche l'avviso di conclusione indagini nei confronti del rettore chiedendole di voler dare un forte segnale di discontinuità, vale a dire di censura non sul piano giudiziario ovviamente ma rispetto al comportamento. La ministra Fedeli a quella PEC non rispose, poi verso la fine di settembre siamo stati invitati io e il mio collega professore di chirurgia generale Pierpaolo Sileri dalla ministra Fedeli abbiamo accettato di buon grado subito e ci ha chiesto di rappresentarle la nostra la nostra vicenda.

Gliel'abbiamo rappresentata, lei ci ha ascoltato e per questo le siamo stati davvero molto grati. Tuttavia io ad oggi ho un sentimento di forte rammarico rispetto alla ministra Fedeli per una ragione semplicissima: le avevamo chiesto, sia io sia Pierpaolo Sileri, di voler prendere una posizione pubblica, netta, in ordine alle parole che il rettore Novelli ha rivolto nei miei confronti, e come la direttrice del Policlinico generale di Tor Vergata ha sempre rivolto alla sua persona.

La signora ministra in realtà questa dichiarazione di censura, lo ripeto ancora una volta non sul piano giudiziario, sul piano politico amministrativo, su quello dell’etica pubblica, l’aveva già rilasciata alla trasmissione Le Iene e che quindi non avrebbe più rilasciato dichiarazioni.

E’ passato parecchio tempo questo servizio delle Iene non mi risulta assolutamente che sia andato in onda.

Poi a seguito di altri articoli di giornale che sono usciti sulla stampa nazionale naturalmente riguardanti la nostra vicenda, Io ho scritto una seconda PEC alla ministra Fedeli mettendo in conoscenza tutti i giornalisti che si sono a vario titolo occupati della nostra vicenda tra cui lo stesso Marco Travaglio, Gian Antonio Stella, Alessandro Mantovani e Antonio Massari de il Fatto Quotidiano e così ho messo in conoscenza anche il presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone per chiedere per l'ennesima volta alla ministra, proprio in quanto ministra, di dare un forte segnale di discontinuità rispetto al vicende di questo genere, una censura sul piano dell'etica pubblica rispetto alle parole del rettore Novelli.

Sono estremamente rammaricato del fatto che ad oggi la ministra Fedeli continui a tenere una posizione, un atteggiamento di assordante silenzio rispetto a tutte le vicende di Tor Vergata.

Chiudo questo video ringraziando il MoVimento 5 Stelle e in particolare l'onorevole Gianluca Vacca che peraltro ha proposto varie interrogazioni parlamentari alla ministra Fedeli, senza ottenere alcuna risposta.

Abbiamo costituito insieme ad altri colleghi docenti universitari tutti di ruolo una associazione si chiama trasparenza è merito e abbiamo un sito www.trasparenzemerito.it chiunque vuole può recarsi sul sito può iscriversi gratuitamente, l'associazione si propone lo scopo primario di sostenere tutti coloro i quali intendano denunziare episodi gravi. Non farli sentire isolati e consigliare loro le vie da intraprendere meno costose e più efficaci. Ringrazio tutti.


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Una inchiesta rivela le amicizie pericolose del Commissario tedesco con gli uomini della 'ndrangheta

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articolo di Pablo Petrasso pubblicato sul Corriere della Calabria

Negli anni 90 Guenther Oettinger era "soltanto" il capo della Cdu nel Parlamento di un Land tedesco. Adesso è il potente commissario europeo al Bilancio (e tra il 2010 e il 2014 lo è stato all'Energia, poi all'Economia, prima del passaggio alla nuova delega nella squadra di Juncker). Il suo nome fa rumore, specie se associato a quello che gli investigatori italiani ritengono uno dei centri dell'espansione della 'ndrangheta in Germania. Il capitolo dei ristoranti italiani è preminente quando si cerca di descrivere il contatto tra le cosche calabresi e il territorio tedesco. Nel caso dell'operazione "Stige", secondo la Dda di Catanzaro agricoltori e commercianti trapiantati in Germania sono stati costretti ad acquistare i prodotti esportati dalle ditte legate al clan Farao-Marincola. Concorrenza sleale, con la 'ndrangheta che - manu militari - impone i prodotti. Per capire come questa storia possa creare imbarazzo addirittura alla Commissione europea bisogna fare diversi passi indietro. Mario Lavorato - ristoratore di Mandatoriccio finito in manette martedì assieme a oltre 160 persone - gestisce da molti anni una pizzeria vicino a Stoccarda. Un posto rinomato, di quelli che i tedeschi individuano con l'espressione «il mio italiano» quando decidono di andare a cena in un locale in cui si mangi bene. Negli anni 90, secondo quanto risulta dai rapporti della polizia tedesca, la pizzeria di Lavorato è, per Oettinger, «il mio italiano». Sempre in quegli anni, gli investigatori italiani che cercano riscontri sull'espansione delle 'ndrine in Europa, ipotizzano che l'uomo originario di Cariati sia un esponente di spicco della criminalità organizzata; che addirittura organizzi trasporti di droga e di armi e riciclaggio di denaro. È a quel tempo - e nel corso di quelle indagini - che spunta fuori Oettinger: gli agenti monitorano il telefono della pizzeria e ascoltano una conversazione in cui appare presidente del gruppo parlamentare della Cdu nel parlamento del Land del Baden-Wuerttemberg (cioè Guenther Oettinger).



INTERCETTAZIONI PERICOLOSE
L'attuale commissario era un frequentatore abituale del ristorante di Winnenden. Era anche un amico del proprietario. A punto che nella pizzeria, era stata anche organizzata una "serata calabrese" a sostegno della Cdu. La vicinanza tra due mondi apparentemente diversi era di pubblico dominio, al punto che l'allora ministro della Giustizia del Baden-Wuerttemberg, il cristiano democratico Thomas Schaeuble (Cdu), pensò bene di informare il collega di partito sui sospetti del pubblico ministero nei confronti del suo amico italiano e consigliò al politico di non effettuare più telefonate nel ristorante. Quelle intercettazioni avevano passato il confine che separa la cronaca giudiziaria dalla politica. E anche il ministro dell'Interno, il socialdemocratico Frieder Birzele (Spd), informò Oettinger di quei colloqui "pericolosi". Le due segnalazioni, oltre a mettere a parte il politico dell'inchiesta che lo sfiorava, sollevarono un polverone tale che il parlamento statale istituì una commissione d'inchiesta che doveva occuparsi della «pratica del monitoraggio telefonico» nel land di Stoccarda. Ma - in questo probabilmente la Germania e l'Italia un po' si somigliano - la nascita di una commissione d'inchiesta spesso preannuncia un insabbiamento. E la maggioranza dei commissari giunse alla conclusione che era «giustificato e necessario» informare Oettinger, perché «la strumentalizzazione dei politici» appartiene alla tipica procedura della criminalità organizzata perché «è pratica comune usare la conoscenza con i politici per aumentare il loro prestigio e mostrare presunta influenza». Da allora, Oettinger ha ripetutamente sottolineato di non avere più alcun contatto con Mario Lavorato. Ma quelle frequentazioni, dopo il blitz, sono tornate a scuotere l'opinione pubblica tedesca, anche per via di due dettagliati servizi giornalistici pubblicati da Welt e Frankfurter Allgemeine Zeitung.

«O ACCATTI O ACCATTI»
Se da un ristorante si può arrivare a ipotizzare rapporti tra clan e politica, figuriamoci cosa può nascere da una mappa organica di più locali. È quella che la Dda di Catanzaro ha tracciato e inserito negli atti dell'operazione Stige: un quadro riassuntivo «delle attività commerciali operanti in Germania che, dalle captazioni eseguite, risultavano essere intestate o comunque collegate a esponenti della cosca o a persone vicine alla cosca cirotana». Decine di colloqui captati dai carabinieri del Ros disegnano la rete di relazioni di Lavorato e sottolineano l'importanza, in questo quadro, dell'Armig e V (Associazione dei ristoratori mandatoriccesi in Germania), grimaldello utilizzato dal ristoratore per piazzare i prodotti che, per gli investigatori, il clan crotonese avrebbe "spinto" nell'area di Stoccarda. C'era anche un altro «front man» nell'area ristorazione della holding Farao-Marincola. Sarebbe Vittorio Farao, l'uomo al quale i fornitori si rivolgevano alla minima difficoltà. Il suo intervento negli affari spiega quanto fosse "facile" (e alterato) il mercato: «Il vino - spiegano gli investigatori nell'ordinanza di custodia cautelare - veniva spedito a prescindere dalla richiesta del cliente». La capacità di smerciare i prodotti scelti dalla cosca emerge da diverse intercettazioni. Così come il ruolo di Giovanni Caruso, «figura di raccordo tra la cosca Farao e l'amministrazione comunale di Mandatoriccio, dove lavorava come segretario particolare del sindaco». Caruso ha parenti in Germania che gestiscono un ristorante a Francoforte sul Meno. È lui stesso a meravigliarsi delle capacità "imprenditoriali" del gruppo: «Ma come fanno a smerciare tutta questa roba, guagliò». I viaggi dei Farao in Germania testimoniano, per gli inquirenti, il loro strapotere: «I ristoratori di origine italiana - scrivono - non avevano la forza per contrastare a quelle che solo formalmente erano delle offerte commerciali che celavano delle imposizioni attesa la caratura criminale di chi le formulava». «Vogliono vendere tutto loro - dicono i ristoratori intercettati -. O accatti o accatti». È la libertà di scelta offerta dalla 'ndrangheta ai suoi clienti.


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Domani 16 gennaio iniziano le #Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Domani martedì 16 gennaio e mercoledì 17 gennaio dalle ore 10 alle ore 21 si terranno le consultazioni online su Rousseau per le parlamentarie del MoVimento 5 Stelle.

Nel caso si creasse, per la grande partecipazione, l'effetto di coda virtuale ai seggi nelle ultime ore che potrebbe causare difficoltà ad accedere al sito, la scadenza sarà prorogata e sarà possibile votare fino alle 14 di giovedì 18 gennaio. In ogni caso si suggerisce di non aspettare all'ultimo per votare.

Ogni iscritto potrà esprimere tre preferenze per i candidati nel proprio collegio plurinominale alla Camera e tre preferenze per quelli nel proprio collegio plurinominale al Senato. Possono partecipare alle votazioni tutti gli iscritti alla nuova Associazione MoVimento 5 Stelle con documento certificato.

Gli iscritti da questo momento in poi non potranno più fare modifiche al profilo fino alla fine delle votazioni. Non verranno certificati ulteriori documenti per nuove iscrizioni.

Buona partecipazione a tutti!


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L'unica competenza dei partiti è fare i loro interessi e così hanno distrutto il Paese

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di Luigi Di Maio

Ci stanno rincorrendo. Berlusconi dice che la sfida è tra noi e lui e Renzi dice che la sfida è tra noi e lui. Tutti e due continuano a raccontare una balla enorme: che loro sono i competenti e noi gli incompetenti. Fanno ridere.

Questi due signori e i loro partiti hanno governato l’Italia e le sue città negli ultimi 20 anni e guardate cosa hanno combinato. Non c'è più lavoro. La gente non riesce più a curarsi. Ci sono 10 milioni di poveri. Le tasse sono aumentate esponenzialmente. Le imprese chiudono. L’immigrazione è fuori controllo. I cittadini non si sentono sicuri. La scuola è allo sfascio. Le famiglie che fanno figli non hanno nessun aiuto. Chi vuole fare figli non può diventare una famiglia perché non ha abbastanza soldi. I giovani laureati scappano all'estero. Chi rimane fatica a trovare un lavoro. Chi lo trova viene pagato poco. I pensionati tirano a campare con pensioni da fame e devono pure dare una mano ai figli o ai nipoti senza lavoro. Il debito pubblico continua a crescere e ormai è arrivato a oltre 2.200 miliardi. Gli sprechi sono enormi. I privilegi dei politici non li hanno voluti toccare. Quella del Pil che sale è una farsa ignobile visto che siamo il fanalino di coda dell’Europa e cresciamo meno di tutti. Oggi sono usciti gli ultimi dati di previsione elaborati dalla Commissione europea per il 2018. Il Pil reale dell'Italia è +1,3%. La Grecia solitamente è all'ultimo posto in Europa, quest'anno dovrebbe aumentare la propria ricchezza del 2,5%, la Spagna il +2,5%. Questo semplice dato è la dimostrazione certa della loro totale e vera incompetenza e del loro fallimento. Dovrebbero solo stare zitti. I dati sull'occupazione sono falsi e considerano lavoratore chi ha lavorato qualche ora alla settimana. I dati sulla diminuzione della pressione fiscale sono risibili e assolutamente fuori contesto perché i tributi locali sono ai massimi storici e lo sapete benissimo. Qui abbiamo un'Italia che va a picco a causa di questa gente e questi qua vengono a dire che noi siamo incompetenti? Ma con che faccia hanno il pudore di dire questa balla? Non siamo mai stati così male e la colpa è solo ed esclusivamente la loro, che hanno governato il Paese negli ultimi 20 anni e tutti lo sanno benissimo. E mentre lo facevano si prendevano anche milioni e milioni di euro pubblici come finanziamento ai partiti. Soldi vostri che loro si sono presi, infischiandosene del referendum del '93, mentre distruggevano il Paese. Altro che incompetenza. Questo è dolo.

Parlano di Roma che noi governiamo da meno di due anni e che loro hanno governato, depredato e distrutto in 20 anni di alternanza destra e sinistra e ora vogliono raccontarvi che è colpa nostra. L'hanno ridotta loro la città in macerie, noi ci siamo presi la responsabilità di ritirarla su. E lo stiamo facendo. Stiamo facendo quello che loro non hanno mai fatto in 20 anni. Stiamo pensando ai rifiuti, ai trasporti e alla sicurezza. Cose di cui loro si sono sempre altamente fregati per dare vita al grande immondezzaio di mafia capitale che ha visto i loro uomini indagati, arrestati e condannati. Loro hanno usato Roma come un bancomat, noi stiamo lavorando per restituire dignità alla capitale e ai suoi cittadini. Loro non hanno alcun diritto di parlare. Devono lasciarci fare e supportarci quando sono istituzioni, non come fa Gentiloni che si mette a fare campagna elettorale pontificando sulla nostra gestione di Roma, lui che non è stato votato da nessuno e che non ha avuto nemmeno la dignità di dimettersi al momento dello scioglimento delle Camere. Se Gentiloni vuole fare campagna elettorale lo dica chiaro e si dimetta.

Torino stessa musica. L'altro giorno, mentre io giravo tra i torinesi assieme a Davide Casaleggio e Chiara Appendino, l'ex sindaco Fassino era davanti ai pm perche indagato nell'ambito dell'inchiesta sul Salone del libro. Bilanci sballati, turbativa d'asta, opacità. Altro che bella gestione di Torino. Anche lì siamo andati a governare una città che è stata spremuta per decenni. Anche a Torino devono farci lavorare e avere la decenza di tacere. E state attenti alla vicenda di Finpiemonte perché ne vedremo delle belle, come hanno già denunciato i nostri consiglieri piemontesi.

In questa opera di demonizzazione i partiti sono aiutati anche dai media. Pensiamo a tutta l’attenzione spropositata su Torino e Roma che loro hanno devastato e che oggi sono amministrate dal M5S. Parliamo di Comuni che per decenni sono stati governati e portati allo sfascio dai partiti, con i servizi pubblici al collasso, nessun piano per i rifiuti, il sistema dei trasporti in ginocchio, le strade piene di buche e un debito enorme.

Lo sfascio non lo ha causato la loro incompetenza. Loro sono competentissimi nel farsi i loro interessi. Non è un caso che negli ultimi anni si è arricchito solo chi già era straricco, gente come De Benedetti e come Berlusconi per intenderci. Chi era un po' ricco è diventato un meno ricco o addirittura un po' povero e chi era povero è diventato ancora più povero. Hanno fatto solo i loro interessi. Alle richieste dei cittadini hanno risposto con i tagli lineari. Si taglia la spesa pubblica con l’unico obiettivo di rientrare dal deficit e dal debito. Non si entra nel merito, nessun ragionamento scientifico, nessuna attenzione alle conseguenze che hanno questi tagli sulla povera gente, solo la mannaia dei tagli selvaggi che hanno colpito solo le spese sociali e le spese produttive, cioè gli investimenti. I tagli hanno prodotto solo licenziamenti, esplosione della disoccupazione, crollo della qualità del sistema sanitario nazionale, peggioramento del servizio scolastico, minori detrazioni per le famiglie…cioè, in una parola, crisi. Questo deve finire. Ora.

Noi abbiamo persone competenti e le vedrete entro fine mese quando saranno dentro le liste che presenteremo ufficialmente a fine gennaio e le vedrete prima del voto perché noi presenteremo la nostra squadra di Governo che realizzerà il nostro programma. Noi abbiamo un candidato premier, una squadra e un programma. Loro hanno solo accuse ridicole, i media e i soldi. Le persone però sono con noi. E il 4 marzo, se sceglieranno di partecipare, insieme cambieremo l'Italia.


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18 gennaio a Bologna: il #ProgrammaUniversità del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Il tour del programma procede. Dopo il successo di partecipazione ad Ercolano per la presentazione della presentazione del programma Ambiente, il prossimo appuntamento è giovedì 18 gennaio a Bologna per la presentazione del programma Università.

Uno dei temi centrali del Movimento 5 Stelle è stato da sempre l’accesso all’istruzione universitaria, nostra la proposta della No Tax Area, una formazione che sia completa e di alto valore, un’università libera dai baroni e dalla politica in cui le decisioni d’indirizzo siano condivise tra professori e studenti. Un’università che dialoghi per davvero con il mondo del lavoro, lo sbocco naturale del corso degli studi.

L’Università è stata dimenticata dalla politica, gli studenti abbandonati al loro destino e pochi baroni hanno dettato i destini degli atenei, favorendo i propri amici e penalizzando il merito, relegandolo in un angolo. Ci confronteremo con gli studenti, i professori e i cittadini. Presenteremo a Bologna il nostro programma condiviso, una visione di Università che può riportarci ai vertici in Europa, aumentare il numero di studenti laureati e quindi elevare la nostra stessa qualità di vita nazionale. Un confronto aperto a tutti, un confronto per ascoltare idee e proposte. L’università sarà una nostra priorità di Governo, come il mondo della scuola, l’istruzione e la cultura. Perché il nostro Paese può solo crescere e migliorare anche economicamente avendo questi pilastri fondamentali di una Democrazia accessibili al maggior numero di persone.

Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna

Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vacca, Francesco D’Uva, Luigi Gallo e Alessandro Di Battista.

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Se il voto di Orietta Berti fa paura

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articolo tratto da Vanityfair

La cantante fa endorsement per Di Maio. Il Pd presenta un esposto all'Agcom. «Non ritiro niente di quello che ho detto. Se il mio voto fa paura, siamo messi male». E ricorda gli spettacoli con Grillo.

«Non ritiro niente di quello che ho detto. E’ stata una puntata così divertente».
Per alcuni avrebbe violato la par condicio.
«Ma siamo in democrazia oppure no? Potrò dire quello che penso su una persona?».
Vogliono addirittura toglierla da Che tempo che fa.
«Se il voto di una persona fa così paura, forse non siamo messi così bene…».

Tra l’apparente ingenuo e il genuinamente bonario, tra il finto indolente e l’ironico verissimo, Orietta Berti si mostra sorpresa dalla situazione che la vede protagonista e che ha sconvolto la campagna elettorale per le Politiche del 4 marzo: una situazione grave in apparenza e seria ben poco.

Riassunto. Venerdì 12 gennaio la cantante 72enne, autrice tra gli altri successi di Fin che la barca va, è stata ospite della trasmissione di Radio1 Rai Un giorno da pecora. Nel corso di un’intervista dai toni leggeri e ironici, alla domanda su chi avrebbe votato ha risposto sicura: «Il Movimento 5 Stelle del mio amico Grillo. Di Maio mi piace, è un bel ragazzo, secondo me è bravo».

Apriti cielo. Il caso finisce addirittura all’Autorità garante per le Comunicazioni, alla quale il deputato del Pd Sergio Boccadutri, presenta un esposto. «Abbiamo un personaggio dello spettacolo che esprime pubblicamente la propria preferenza politica, senza alcun bilanciamento», protesta l’onorevole, componente della Commissione di Vigilanza Rai. «L’Agcom valuti se non siamo di fronte ad una chiara violazione della legge. E sarebbe opportuno anche valutare se Orietta Berti, dopo il suo coming out, possa continuare a ricoprire il ruolo di ospite fisso nella seconda parte della trasmissione di Fabio Fazio».

In difesa della cantante interviene Di Maio stesso («Quello del Pd è un atto di censura») e migliaia di utenti in Rete. Lei, col tono della nonna che tutti quanti sentiamo ancora di avere, fa quello che fanno tutte le persone intelligenti quando la situazione si fa pesante: la alleggerisce. «Ho visto questo Boccadutri, e mi sembra anche un bel ragazzo. Mi pare anche intelligente».
Che cosa gli vorrebbe dire?
«Mah… di non preoccuparsi. E magari di farsi con me un bicchiere di Lambrusco con due tortellini».
Per ora, l’onorevole si preoccupa se lei, dopo il «coming out» debba continuare a essere ospite di Che tempo che fa.
«Ma se uno non può neanche esprimere il giudizio su un’altra persona, siamo messi male».
Come mai le piace il Movimento 5 Stelle?
«Perché non prendono finanziamenti dallo Stato, perché si sono dimezzati lo stipendio, perché hanno il limite di due legislature e perché sbattono fuori chi fa qualche marachella. Poi le dico una cosa».
Dica.
«Io non ho mica una tessera di partito e non sono mai stata candidata. Il mio giudizio era più sulla persona».
Luigi Di Maio, il candidato premier.
«Un bravo ragazzo, bello, intelligente».
Poco inesperto, fanno notare i maligni.
«Poco inesperto nel rubare, quindi…».
Attaccato da molti per alcuni errori coi congiuntivi.
«E beh, l’importante è che non faccia errori con le riforme…».
Quando l’ha visto?
«Dietro le quinte di Che tempo che fa. Ci siamo fatti una bella foto insieme. E c’era anche quello del Grande Fratello, che conoscevo dai tempi di Buona Domenica».
Rocco Casalino, attuale capo ufficio stampa del Senato del Movimento 5 Stelle.
«Già, persona molto intelligente. Lo ricordavo più eccentrico nel vestire. Adesso veste più classico».
Lei ha detto che il voto per il Movimento è una promessa fatta a Grillo. Lo conosce bene?
«Oh, dagli anni 70. Facevamo gli spettacoli insieme, a Chianciano, a Montecatini. Teatri strapieni».
Le piaceva?
«Era una persona perbene, educata, dalla battuta pronta. Un piacere lavorare con lui».
Come lavoravate?
«Io facevo il primo tempo con le mie canzoni, lui il secondo con i suoi monologhi. Da dietro le quinte, in attesa di salire, mi gridava: ‘Dai! Taglia che tocca a me!’. Un burlone».
Ma lei l’ha mai votato?
«No, ma io non ho votato quasi mai. Ho viaggiato tanto per il mondo. I giorni delle votazioni ero sempre fuori dall’Italia».
Da che famiglia viene?
«Vengo da un paesino dell’Emilia, la mia famiglia era tutta comunista. Ma era un comunismo alla Don Camillo e Peppone. Alla fine, ci s’aiutava tutti».
Le hanno mai fatto qualche proposta politica?
«Mai. Credo di essere la cantante che ha partecipato a più Feste dell’Unità della storia italiana. Ma non sono mai stata aiutata politicamente. L’unico aiuto me l’ha dato il pubblico».
Pubblico che ora la sta «difendendo». Ridirebbe tutto?
«Certo, non vorrei mai sacrificare la mia ironia».
Proposito condivisibile.
«Se pensi troppo prima di parlare, l’ironia ti saluta. E io non voglio pensare troppo, mi piace preservare il mio istinto naturale».


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Per me lasciare il MoVimento sarebbe come per un jazzista darsi al liscio

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di Beppe Grillo

Cari italiani: mancano meno di due mesi. È possibile smentire delle voci? Starei abbandonando il MoVimento, una pioggia di testate lo ripete in tutte le versioni possibili. Stanno articolando questa stupidaggine con una sola costante: sono io che abbandono loro, non loro che abbandonano me. Perché in mezzo a questo uragano di idiozie sparate a casaccio nessuno si sbaglia e dice il contrario? In realtà è un caos controllato: “Grillo lo ha fondato, ne è il garante in tutti i sensi, se è lui ad andarsene significa che il movimento sta tradendo se stesso.” Sono quasi commosso da questo riconoscimento così inatteso.

Ammettendo che una marea di idiozie possa avere una spiegazione, come può essere interpretata la (falsa) notizia che abbandono il MoVimento (magari meditavo di farlo ancora prima di fondarlo insieme a Gianroberto)? Abbiamo commesso un peccato originale, qualcosa di davvero impensabile, abbiamo nominato un candidato premier; proprio mentre i partiti giocano con i loro residuati bellici noi abbiamo designato una persona reale, Luigi Di Maio. Questo deve averli spaventati sul serio, destabilizzando gli “equilibri” di un vergognoso caos organizzato che chiamano “campagna elettorale”.

Insomma, l’unico modo che ha trovato la vecchia politica per sopravvivere è il caos: disseminare di incandidabili i media, trasformando la campagna elettorale in una nebbia di dicerie con l’obiettivo di confondere la gente, distrarla perché non veda la loro inconsistenza. Così mettono insieme l’ex badante della nipote di Mubarak (incandidabile! Meno della nipote) con la “Lega non più Nord”; e Renzi? Aveva giurato di non fare più politica se avesse perso il “referendum sulla Costituzione”, nel frattempo compare un altro “soggetto politico” autoproclamatosi “Liberi ed Eguali”. Insomma… non è una campagna elettorale, sono tutti fantasmi di se stessi, è uno psicodramma di controfigure destinato a distruggere la sovranità del nostro paese. Sarà l’Europa a dire chi governerà l’Italia se non usciamo da sto bioparco monospecie.

I giornalisti sono impegnati a dare un corpo a questa accozzaglia di fantasmi, un partito unico che scommette sull’esasperazione ed in disinteresse degli italiani. Ma c’è un problema: il Movimento ha già da tempo designato un candidato con una caratteristica che rappresenta un vero e proprio incubo per questi disperati: è candidabile, un vero e proprio colpo di scena, uno tsunami.

Le persone senza morale tendono a pensare che non la abbiano neppure gli altri, come se non potesse esistere per nessuno, per questa ragione sembra così facile inventarsi e sostenere che anche il MoVimento si stia dividendo. Lo fanno sostenendo che io lo voglio abbandonare/lasciare. Per me lasciare il Movimento sarebbe come per un jazzista darsi al liscio. Praticamente mi stanno dando dello scemo, si vota fra meno di due mesi e dopo oltre 10 anni mi è girato il boccino così? Per fortuna che non c’è un aggettivo per descrivere uno che si inventa una stronzata del genere, perché lo userei senza dubbio, mi hanno davvero lasciato a bocca aperta.

Questa non è semplicemente la smentita di una grandinata di fake news, è l’occasione per mostrarvi come è fatto e come si comporta il sistema “politico” - mediatico. Uno stormo di disperati che tenta di far apparire noi come loro. Si tratta di un compito davvero arduo perché non esiste alcun loro, ma soltanto la finanza internazionale che si protegge con il caos.

Ore fa qualcuno all’Espresso ha avuto un colpo di genio: “inventiamo una divisione nel Movimento, tentiamo in tutti i modi di assorbirli in questo caos, forse ho una foto in cui Casaleggio sembra che guardi storto Grillo!” Ma è anche un po’ triste, assistere sempre alla stessa formula e, anche se sta per realizzarsi un sogno, io mi vergogno per loro. Difficile riassumere il niente, tranne che per il fatto che non ha mai riempito nessun vuoto.

Che si può dire di gente che proietta le sue false divisioni sugli altri? Che fa promesse dell’ultimo minuto agitando i suoi stessi spettri? Che non ha neppure trovato delle controfigure, le cosiddette “facce nuove”? Hanno davvero una sconfinata fiducia nel lifting, per annientare questo museo delle cere basterebbe il calore di un po’ di civiltà. Sono certo del fatto che molti italiani sapranno guardare questa rimpatriata ossessiva e perseverante con il giusto distacco, insieme ad una buona memoria di se stessi negli ultimi decenni.


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