Dal Blog di Beppe Grillo

Tavecchio, Malagò e Lotti: i tre responsabili del flop azzurro

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di MoVimento 5 Stelle

Lo sport nazionale in Italia è quello di dare agli altri la colpa dei propri errori. Lo fanno di solito i leader di partito quando perdono, magari promettendo di lasciare la politica e poi restando in sella, come il duo Renzi-Boschi.

Adesso lo fanno i vertici dello sport italiano. Dopo la pesantissima sconfitta della nostra Nazionale di calcio sono intervenuti anche quelli che sono i capi dello sport azzurro, ovvero il presidente del Coni Malagò e il ministro dello Sport Lotti. Non hanno chiesto scusa, non si sono assunti delle responsabilità. Affatto. Hanno detto che era colpa di Tavecchio, tanto che Malagò nei fatti ne ha chiesto le dimissioni. La realtà è che Tavecchio, Malagò e Lotti sono responsabili in ugual misura del tracollo della Nazionale, culminato nella sconfitta con la Svezia che ha escluso gli azzurri dai campionati mondiali in Russia del prossimo anno. Tutti e tre devono dimettersi. E' una questione di merito ed un segnale preciso all'Italia che vuole ricostruirsi partendo proprio dalle sue fondamenta: la meritocrazia.

La gestione Tavecchio è stata fallimentare perché ha proseguito negli errori del passato: prima la politica e le appartenenze, poi il merito. E' stato lui a scegliere un commissario tecnico che non ha centrato l'obiettivo prefissato, cacciandolo - con tanto di buonuscita - dopo l'eliminazione. Adesso Carlo Tavecchio deve dimettersi da presidente della Figc, assumendosi le sue responsabilità e dando un segnale a tutto il movimento sportivo. Prima di lasciare la Figc però si ricordi di rinunciare anche al ruolo di commissario della Lega Serie A.

Non può certamente nascondere il suo fallimento scegliendo un allenatore di alto livello, come magari Ancelotti, per la guida della Nazionale. Adesso il mondo del calcio riparta dalla base, non dalla politica. Sarebbe infatti agghiacciante se al suo posto arrivasse un profilo come quello di Cosimo Sibilia, che oltre ad essere presidente della Lega dilettanti è anche senatore di Forza Italia. Potrebbe sfiduciare Tavecchio solo il consiglio federale, l'organismo di autogoverno del nostro calcio che però lui stesso controlla quasi completamente. In questo caso si tornerebbe al voto. Ma non basta.

Anche Giovanni Malagò è responsabile. Lo sport italiano non si guida facendosi vedere dai flash accanto a campioni affermati o lamentandosi - a distanza di oltre un anno - della sacrosanta rinuncia di Roma alle Olimpiadi del 2024. Si fa partendo dallo sport di base, o meglio ancora prima dall’educazione fisica nella scuola, l’unica in grado di creare quella cultura sportiva e dell’esercizio fisico che tanto manca nel nostro Paese. Quest'anno poi anche il progetto 'Sport di classe' è stato ridimensionato, senza che lui muovesse un dito per chiedere di più al governo. Adesso infatti sarà rivolto solo alle classi quarte e quinte. Insomma addio a prima, seconda e terza elementare. E anche i risultati di altri sport sono davvero al minimo storico: il basket ha bucato per due volte l'accesso alle Olimpiadi, l'atletica è in fase discendente, anche il rugby fatica. Per non parlare del pasticcio del volley maschile, dove i miglior giocatore è stato escluso dalla Nazionale per un problema con uno sponsor.

C'è poi Luca Lotti, di professione tagliatore di nastri e ombra proprio di Malagò che fa il vero ministro dello sport. La promozione alla guida del dicastero è servita per permettere a Renzi di tenere il controllo di Palazzo Chigi. L'incarico di ministro serve a Lotti per fare provvedimenti spot, fra cui quella per ridurre i mandati dei presidenti delle federazioni ma aumentare quelli per Malagò. E sul progetto 'Sport di classe' il suo governo lancia il sasso e nasconde la mano. Quest'anno si partirà più tardi, rispetto al precedente. Come se non bastasse sono stati escluse le classi più importanti, ovvero le prime tre della scuola primaria, anni preziosissimi per sviluppare gli schemi motori di base e le capacità motorie. Questo è il contributo di un governo che non ha alcun interesse a far ripartire lo sport in Italia.

Quello che ci resta dell'eliminazione dell'Italia è tanta amarezza. Un'amarezza per tutti noi che siamo tifosi della maglia azzurra. Una sensazione amplificata dalla decisione del ct di non dimettersi. Un comportamento diverso rispetto a quello di chi in passato ha lasciato senza guardare il proprio portafogli o ha giocato al minimo sindacale per amore della propria maglia. Gli esempi positivi esistono.

Per ripartire serve una cosa innanzi tutto: iniziare l'attività motoria fin dalla prima classe della scuola primaria. Farlo con istruttori qualificati, diplomati Isef o laureati in Scienze motorie, e aumentare il numero delle ore curriculari ed extra-curriculari al pari dei Paesi europei più avanzati. Se vogliamo che emergano i nostri talenti sportivi,allora bisogna ripartire da qui. Tutto il resto sono inutili, autoreferenziali, passerelle.


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#SalviniIpocrita cambia voto per compiacere a Merkel e Berlusconi

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di Laura Ferrara, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa

Salvini prima sbraita contro i migranti economici poi accetta le riforme della Merkel. Aspettiamo ancora di sapere perché ha cambiato il voto sulla riforma "tedesca" del Regolamento di Dublino. Non può cavarsela con mezzucci da bar dello sport per cercare di nascondere la verità. Con la sua astensione si è persa l'occasione di cambiare una riforma che fa solo gli interessi della Germania. La Merkel lo aveva detto lo scorso 28 agosto: non voleva i migranti economici e così è stato. Nel mandato negoziale approvato dal Parlamento europeo c'è un silenzio tombale sugli irregolari che vengono abbandonati in Italia. Ecco le prove delle giravolte leghiste:

19 ottobre 2017: la Lega Nord vota in Commissione Libertà civili del Parlamento europeo contro la riforma perché "non migliorerà la situazione dell'Italia", perché "Bruxelles ha reso ancora più debole il nostro Paese", perché "dispiaciuto che il Parlamento europeo abbia perso l'occasione di accogliere i nostri emendamenti migliorativi, volti a cambiare la politica sui rifugiati".

17 novembre 2017: la Lega Nord si astiene durante il voto finale. Se il Parlamento europeo avesse bocciato il mandato negoziale sulla riforma del Regolamento di Dublino (anziché con l'ipocrita astensione della Lega) si sarebbe potuto lavorare per migliorare il testo.


PERCHÈ QUESTA RIFORMA PEGGIORA SOLO LE COSE
Abbiamo sempre lottato al Parlamento europeo per una reale, forte e autentica solidarietà europea. I migranti che arrivano nel nostro Paese vogliono andare in Europa, quindi devono essere i Paesi membri a condividere equamente le responsabilità dell'accoglienza. La riforma del Regolamento di Dublino votata da Pd e Forza Italia non dice questo: c'è scritto che tutti i migranti economici devono restare in Italia. Stiamo parlando oltre 70.000 persone che devono essere rimpatriate, ma i rimpatri sono molto difficili visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza. Inoltre, ci sono troppi filtri che appesantiscono la procedura e mettono un peso eccessivo sugli Stati membri di primo arrivo. Questi sono i punti che di fatto vanificano la cancellazione del principio del Paese di primo ingresso:

1) PRIMO FILTRO. Il primo filtro stabilisce che i migranti economici, a differenza dei rifugiati, rimarranno nel Paese di arrivo. Sarà solo l'Italia a farsene carico e saranno difficili i rimpatri visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza.

2) SECONDO FILTRO. Viene introdotto il filtro della sicurezza: anche in questo caso tutte le persone potenzialmente pericolose per la sicurezza pubblica restano nel Paese di primo ingresso. Non siamo contrari alle verifiche sulla sicurezza, ma siamo contrari al fatto che i Paesi di primo ingresso vengono lasciati da soli a gestire questi soggetti potenzialmente pericolosi.

3) PRIMO PAESE DI APPRODO SEMPRE RESPONSABILE. Nasce il criterio della responsabilità permanente. Con le vecchie regole uno Stato membro diventava competente se il richiedente vi aveva soggiornato per 1 anno anche se era sbarcato in un altro Paese, con la nuova revisione non sarà più così. L'Italia come Paese di primo approdo sarà permanentemente responsabile dei migranti arrivati. Altro che solidarietà!

4) RICOLLOCAMENTO SOLO DOPO LE VERIFICHE DEI DUE FILTRI.
Il meccanismo di ricollocamento non è affatto automatico: scatterà dopo le procedure dei filtri sulla sicurezza e sulla domanda. Un richiedente asilo potrà, dunque, essere trasferito in un altro Paese dopo molti mesi dal suo arrivo e nel frattempo sarà sempre l'Italia a farsene carico.

5) PAESI POVERI PENALIZZATI. Fra i criteri per redistribuire i richiedenti asilo non c'è il tasso di disoccupazione: restano solo quelli del PIL e della popolazione. Questo significa che non si terrà conto delle difficoltà che hanno i Paesi con i livelli di disoccupazione più alti, come l'Italia e la Grecia. Così c'è il rischio di una "guerra fra poveri": da una parte i rifugiati che hanno riconosciuto il diritto a restare in Italia e dall'altra i disoccupati italiani che non trovano lavoro.

6) TEMPI LUNGHI PER I PAESI IN RITARDO.
È concesso un periodo di 3 anni di transizione per gli Stati che sono in ritardo con l'applicazione delle procedure di accoglienza. Questi Paesi sono di fatto esonerati dal meccanismo della redistribuzione. Così facendo si legittima l'egoismo di alcuni Stati membri che si rifiutano di applicare norme comuni per il diritto di asilo e l'Italia continuerà in questi tre anni ad avere più migranti degli altri Paesi europei.

Siamo stati i primi a denunciare il Regolamento di Dublino che ha trasformato l'Italia nel campo profughi d'Europa. E non saranno le promesse di qualche ricollocamento a farci cambiare idea. I dati parlano chiaro: il 71% dei migranti che dovevano lasciare l'Italia, secondo le promesse dell'Europa fatte due anni, non lo ha fatto.

Continueremo a lottare per una riforma vera e non ipocrita del Regolamento di Dublino. Sull'immigrazione abbiamo già dato. Non possiamo accettare compromessi a trazione tedesca. Forza Italia, Pd e Lega-cagnolino stanno abbassandola la testa ai diktat della Merkel. A pagare non devono essere sempre e solo i cittadini italiani!


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Torino, nuovo regolamento nomine: giovani, merito e trasparenza

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di Chiara Appendino

Con il nuovo Regolamento Nomine della Città di Torino si introducono per la prima volta in Italia delle specifiche che sono in grado di dare davvero una risposta a chi da troppo tempo aspettava un cambiamento in tema di nomine nella Politica.

Questo segnale forte arriva da una proposta di delibera presentata dal Movimento 5 Stelle di Torino, a firma dei consiglieri Carlotta Tevere e Federico Mensio e presentata mercoledì 15 novembre insieme al Presidente del Consiglio, Fabio Versaci, con la quale si introducono delle novità nel regolamento di indirizzo per le nomine della Città, molte delle quali già anticipate in campagna elettorale e a cui siamo felici di poter dare seguito.

Vediamole sinteticamente in alcuni punti in attesa che arrivi il documento ufficiale.


Semestre bianco
Negli ultimi sei mesi di consiliatura non si potrà procedere a nomine se non strettamente necessario.
Oggi questa regola non esiste e crediamo che sia importante per evitare di condizionare il lavoro delle successive Giunte votate dai cittadini

Massimo due mandati nello stesso Ente
anche non consecutivi. In questo modo si disincentiva il radicamento di interessi (e poteri) troppo profondi;

Candidatura in massimo tre Enti
e non più in tutti quelli che si vuole. È legittimo pensare che ci si voglia candidare in Enti che trattino temi analoghi e in linea con i propri interessi e le proprie peculiarità. Maggiori dubbi invece sorgono quando si sottopongono candidature in Enti che svolgono funzioni del tutto diverse;

Possibilità di percepire un solo emolumento
e di essere nominati in massimo due ruoli che lo prevedano. In altre parole non si potranno cumulare emolumenti in cariche derivate da nomine;

Priorità ai giovani
A parità di requisiti verranno preferiti i candidati più giovani di età;

Audizione pubblica
per la nomina in Enti che presentino un bilancio superiore ai 250mila euro. Sarà inoltre facoltà dei cittadini porre domande ai candidati.

Riteniamo che questi siano punti importanti del nuovo Regolamento Nomine con cui la Politica per la prima volta dà una risposta concreta in un’ottica di trasparenza, partecipazione, merito, tutela degli Enti Pubblici e slancio verso il futuro.

C’è ancora molto da fare, e non abbiamo nessuna intenzione di fermarci.


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12mila alberi per Roma: puoi partecipare anche tu

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di Virginia Raggi

A partire da domenica 19 novembre, i cittadini di Roma potranno fare la loro parte per piantare 12.000 nuovi alberi in città. Domenica inizia un percorso partecipato e innovativo di forestazione urbana - per tutti e di tutti al di là di ogni appartenenza politica, religiosa, sociale - che andrà avanti anche nelle prossime settimane e sarà un appuntamento fisso ogni anno per festeggiare la Giornata Nazionale degli Alberi e per far sì che Roma recuperi il tempo perso in questi anni sulla legge 'un albero per ogni nato'.

Lo faremo, senza alcuna bandiera o simbolo politico, insieme a cittadini, associazioni, comitati.

Gli alberi come l’aria sono di tutti. Questa iniziativa è per il bene comune di tutti. Come la nostra Costituzione che all’articolo 9 afferma che la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” e come l’Enciclica Laudato Si' di Papa Francesco che ci insegna ad amare e rispettare l’ambiente nel rispetto di ogni diversità culturale, sociale e religiosa.

Si inizia da Tor Sapienza, Alessandrino, Garbatella, Tenuta dell'Acquafredda. A Centocelle, in collaborazione con la Soprintendenza alle Belle Arti e al Paesaggio e la Sovrintendenza capitolina ai beni Culturali stiamo predisponendo un bellissimo progetto di “ArcheoBosco”. Vogliamo che nel Parco di Centocelle si possa camminare tra natura e Storia in un bellissimo connubio tra ambiente e cultura.

Ognuno dei 15 Municipi di Roma avrà a disposizione alberi da mettere a dimora insieme ai cittadini e associazioni.

Partecipare è semplice. Basta amare la propria città e portare pala o paletta e guanti da giardino e recarsi direttamente domenica alle 9:00 nei seguenti punti di ritrovo:

- Tor Sapienza, ingresso di Viale Giorgio Morandi

- Parco Alessandrino, ingresso di Via Locorotondo

- Garbatella, Area Verde Garibaldi, ingresso Via Rosa Raimondi Garibaldi

- A cura di Roma Natura: Riserva Naturale Tenuta dell’Acquafredda, via di Val Cannuta 250

Tecnici del Comune ed esperti delle associazioni spiegheranno come mettere correttamente a dimora gli alberi. Sarà anche un modo per imparare qualcosa di nuovo e importante.

Vi aspettiamo.

ps Per ulteriori informazioni scrivete a eventi.assessoratoambiente@comune.roma.it


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Figuraccia di Chiamparino. Fallito il suo blitz per modificare, in peggio, la legge sull’azzardo

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di Gruppo regionale M5S Piemonte

Figuraccia colossale di Chiamparino. Fallito il suo blitz per modificare, in peggio, la legge sull’azzardo 9/2016 approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. La proposta è stata bocciata addirittura dagli stessi rappresentanti del PD in sede di conferenza dei Capigruppo.

L’obiettivo di Chiamparino era quello di posticipare l’entrata in vigore delle norme riguardanti le distanze degli apparecchi di gioco dai luoghi sensibili prevista per il 20 novembre 2017, modificando la legge. Il tutto su pressione del vice Ministro Baretta in virtù di un articolo della legge di stabilità ancora nemmeno approvato dal Parlamento.

Chiamparino, per giustificare questa oscura manovra, nella sua lettera al presidente del Consiglio Laus, ha fatto riferimento alle dichiarazioni di Baretta sull’eventuale perdita di gettito per l’erario, una considerazione che la dice lunga sui reali intenti, che non coincidono di certo con la necessità di combattere il gioco d’azzardo in Piemonte.

Non è accettabile cambiare una legge regionale sulla base di un disegno di legge nazionale frutto delle pressioni delle lobbies del gioco. A ciò va aggiunta l’intesa siglata in Conferenza unificata che tutela le leggi regionali più restrittive. Se l’intento del Governo è quello di discostarsi dall’intesa poteva fare un decreto legge. E Chiamparino, anziché assecondare il Governo, dovrebbe mettere al primo posto la lotta al gioco d’azzardo, la salute dei piemontesi e le scelte fatte dal Consiglio regionale.

Ad oggi la nostra legge è vigente ed i Comuni si devono adeguare. Quando, e se, ci sarà una norma nazionale diversa solo allora toccherà alla Regione prendere i provvedimenti necessari. Noi non siamo disponibili per nessuna Commissione urgente e nessun’altra seduta urgente (non richieste dal PD nemmeno per l’emergenza incendi…). Anzi, annunciamo fin da ora, nel caso in cui si arrivasse a quel punto, l’intenzione di fare le barricate in Consiglio per impedire l’approvazione di qualsiasi provvedimento che cambi in peggio la legge regionale 9 del 2016.


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Domenica piantiamo gli #AlberiPerIlFuturo anche a Milano con Luigi Di Maio e Davide Casaleggio

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di Luigi Di Maio

Domenica 19 novembre, in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi che si celebra martedì prossimo, il MoVimento 5 Stelle rinnova il proprio impegno per la creazione di nuovi boschi urbani a Milano e in tutta Italia (qui tutti i dettagli, partecipate anche voi!).

Vi aspettiamo a partire dalle ore 10, in via San Paolino, all'altezza del civico 34/36, insieme a Davide Casaleggio, ai portavoce europei, nazionali, regionali e comunali del MoVimento 5 Stelle e a tanti attivisti.

Senza bandiere, perché le piante come l’aria sono di tutti, metteremo a dimora circa 200 nuovi alberi che andranno a formare una fascia boschiva, a margine della tangenziale, utilissima come barriera contro l'inquinamento ambientale e acustico.

È dal 2015 che il MoVimento 5 Stelle insieme a cittadini e associazioni crea boschi urbani. Abbiamo iniziato in due città (Milano e Reggio Emilia), quest'anno hanno aderito oltre 50 Comuni in tutta Italia di ogni colore politico e a partire da domenica con cittadini ,associazioni, comitati pianteremo più di 23 mila alberi.

È un'iniziativa a cui teniamo molto e che siamo orgogliosi di rinnovare ogni anno, ancora di più perché quando abbiamo piantato i primi alberi con noi c'era anche Gianroberto.


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Tari, lo scaricabarile dell'Anci

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di Giuseppe L’Abbate, M5S Camera

Già nel 2014 qualcosa ai cittadini leccesi non quadrava a proposito dell’applicazione della quota variabile della Tari alle pertinenze. “Moltissimi contribuenti hanno protestato, non ritenendo legittima l’applicazione della quota variabile anche ai garage” scriveva il Comune chiedendo un parere all’Anci, l’associazione dei comuni che nasce proprio per supportare le amministrazioni. E nel parere formulato come risposta alla domanda del Comune, l’Anci dice che è “tutto apposto”, la quota variabile va applicata anche alle pertinenze.

Questo documento inchioda l'Anci alle sue responsabilità sull'errato calcolo della ‘quota variabile’ della Tari, la tassa rifiuti. Ma dopo aver addossato tutte le colpe del pasticciaccio brutto sulla Tari al ministero dell'Economia e delle Finanze e alla normativa che, a suo avviso, era poco chiara, il Presidente nazionale, nonché Sindaco di Bari, Antonio Decaro (PD) scarica le responsabilità su Ancitel.

Ma Ancitel è Anci. La partecipata è nata per svolgere attività di informatizzazione dei Comuni italiani. Infatti, come emerge dalla sua compagine societaria è detenuta al 57% circa da Anci e poi da società a prevalente carattere tecnico-informatico. Quindi per ciò che concerne la gestione politica e l'applicazione delle normative, ivi incluso il servizio Anci Risponde (prima in capo alla controllante), non si possono scaricare su Ancitel le responsabilità delle decisioni prese. Nel suo operato, Ancitel e gli esperti coinvolti prima di esprimere pareri "vincolanti" si confrontano necessariamente con Anci e Ifel, le cui "politiche" sono poi trasferite nell'operato della controllata. Lo scaricabarile di Anci non sussiste: basti pensare che il Presidente di Ifel è contemporaneamente delegato Anci alla Finanza Locale e sarebbe assurdo che Anci, Ifel e Ancitel non si parlassero.

Quello che appare chiaro, invece, è che a venir meno è proprio la credibilità delle nostre istituzioni: ma da chi siamo governati? E i contribuenti perché devono sostenere Anci attraverso i Comuni e la sua fondazione ‘Ifel’ con il prelievo del 6 per mille dall'Imu se poi la consulenza fornita è questa? Abbiamo sempre sostenuto che l'Anci, più che fare l'interesse dei comuni italiani, propende più per il sostegno al Governo di turno, del resto il presidente allora era tale Piero Fassino e a dirigere l'esecutivo c'era un certo Renzi.

Tutto ciò è venuto alla luce attraverso una mia semplice interrogazione parlamentare. Non oso immagine cosa potranno scoprire gli Italiani quando saremo al Governo.


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#OraToccaANoi - Il 18 novembre la presentazione del Programma M5S per la Lombardia

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di MoVimento 5 Stelle Lombardia

Dopo aver incontrato e ascoltato costantemente i cittadini in cinque anni di lavoro intenso nelle istituzioni, dopo averli incontrati e ascoltati in un tour dedicato alla raccolta delle proposte che ha attraversato i territori, dopo aver chiesto a chi non ha potuto partecipare fisicamente di segnalarci le esigenze del suo comune, sabato 18 novembre alle ore 9:30 all’Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli (in Piazza Duca d’Aosta 3 a Milano) presenteremo il Programma Regionale del Movimento 5 Stelle per la Lombardia, il frutto di questo percorso di confronto con la cittadinanza e i territori.

“Ora tocca a noi” è stato lo spirito che ha guidato tutta l’iniziativa. Perché tocca a noi governare la Regione, ma prima ancora toccava a noi, a tutti gli attivisti e cittadini lombardi, decidere quali sono le priorità e gli obiettivi da perseguire. E ora queste priorità sono le linee guida del Programma per una Lombardia a 5 Stelle. Vi aspettiamo numerosi a quest’ultimo evento per scoprirlo e per parlare ancora insieme delle questioni più importanti che riguardano la nostra regione, prima di scendere in campo per la battaglia elettorale, ancora una volta, insieme.


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Lega traditrice: tutti i migranti economici in Italia

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di MoVimento 5 Stelle Europa

La Lega perderebbe tutti i suoi elettori se questi sapessero che, con il suo voto, Salvini avalla la folle proposta del Pd - cofirmata dalla Mussolini di Forza Italia - di trattenere in Italia tutti i migranti economici. L'astensione sulla riforma del regolamento di Dublino - il cui mandato negoziale è stato votato oggi dal Parlamento europeo - è l'ennesima genuflessione di chi non vuole schiacciare i piedi al padrone Berlusconi. La nuova riforma del Regolamento di Dublino è una gabbia perché obbliga l'Italia a gestire tutti i migranti economici arrivati. Per loro non è previsto nessun ricollocamento, nessuna solidarietà europea, nessuna condivisione degli oneri legati alla gestione dell'immigrazione. È quello che voleva la Merkel. E per questo motivo che dovete leggere il testo di riforma al Regolamento di Dublino perché vi diranno un sacco di bugie.

Forza Italia e Pd hanno voluto l'ennesima truffa per gli italiani che pagheremo a caro prezzo negli anni a venire. La Lega si è accodata perché brama solo le poltrone, come dimostrato dal voto sul Rosatellum. Questo voto dimostra chiaramente chi difende gli interessi dell'Italia e chi è complice e succube di questa Europa a trazione tedesca. Sull'immigrazione i partiti si compattano come già accaduto per tante altre importanti decisioni prese in questi anni, come il Fiscal Compact e i trattati commerciali suicidi per le nostre imprese.

Nel 2016 le domande di asilo sono state 123.000 (10.000 al mese, il 47% in più rispetto all'anno precedente) ma la maggior parte di queste è stata negata: il 61% resta a carico dell'Italia perché sono considerati migranti economici. Ecco perché è suicida questa riforma: negli ultimi anni, nonostante l'aumento degli sbarchi e delle richieste di asilo e protezione internazionale, sono diminuite le domande accolte e quindi aumenta il numero dei migranti economici. Per questi i rimpatri sono difficili visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza.

Il principio della responsabilità sui Paesi di primo ingresso, dunque, non verrà meno come vogliono farci credere: la riforma introduce infatti criteri e filtri che di fatto faranno gravare sul Paese di primo approdo tutte le responsabilità della gestione dei migranti e renderanno molto difficili i ricollocamenti. Questa è solo l'ennesima pagliacciata dei partiti che cercano di mettere pezze sui loro errori. Ricordiamolo a tutti: il regolamento di Dublino II è stato adottato nel 2003 e votato in sede di Consiglio dal governo Berlusconi - Lega. Il regolamento di Dublino III, che ha aggiornato la versione precedente, è stato approvato nel giugno 2013 e votato in sede di Consiglio dal governo Letta.

Siamo stati i primi a denunciare il Regolamento di Dublino che ha trasformato l'Italia nel campo profughi d'Europa. E non saranno le promesse di qualche ricollocamento a far cambiare idea. I dati parlano chiaro: il 71% dei migranti che dovevano lasciare l'Italia, secondo le promesse dell'Europa fatte due anni, non lo ha fatto. L'Europa deve rispettare l'Italia che è uno dei Paesi fondatori. Ci aspettiamo una solidarietà vera e non ipocrita. La Lega è l'utile idiota del sistema: lo critica a parole solo per legittimarlo dal di dentro!


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Pomezia avrà 1000 alberi in più

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di Fabio Fucci, sindaco di Pomezia

1000 alberi in più. E’ questo il titolo del progetto a cui il Comune di Pomezia aderisce insieme ad altre Città d’Italia per domenica 19 novembre. 300 querce nelle aree verdi tra via Copernico e via Salvo D'Acquisto; 300 lecci in viale Po nei pressi della Chiesa di Campo Ascolano; 3 lecci in via Varrone; 250 lecci a Selva dei Pini e 147 lecci che serviranno a ripristinare le alberature della Città.

Il 19 novembre ci troveremo in via Copernico con le scuole del territorio per piantare insieme i nuovi alberi. Con la messa a dimora di nuovi 1000 esemplari Pomezia diventa una Città sempre più verde, che dimostra ancora una volta l’attenzione dell’Amministrazione per l’ambiente e la cura per il territorio”.

In questi quattro anni Pomezia ha visto centinaia di nuove piante e arbusti, dal centro fino al litorale, con una manutenzione degli spazi verdi che è sempre più accurata e costante. Da domenica 19 novembre la Città avrà 1000 alberi in più, che pianteremo insieme ai nostri concittadini più giovani perché è proprio insieme a loro che cresceranno.

Le 1000 alberature, finanziate con fondi comunali saranno messe a dimora a partire da domenica 19 novembre e nei giorni a seguire.

L’appuntamento è per domenica 19 novembre alle ore 10.30 in via Copernico, all’incrocio con via Borsellino, nei pressi del parcheggio antistante il supermercato. La cittadinanza tutta è invitata a partecipare.


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